ChangeTheGame: comunicato sulle motivazioni della decisione della Commissione Disciplinare FIGC di condanna di Maurizio Fossati

Maurizio Fossati, allenatore della FcdNovese Calcio, è stato sospeso per nove mesi per comportamenti “atti a denigrare e/o insultare le proprie giocatrici per motivi legati all’orientamento sessuale e all’aspetto fisico”. ChangeTheGame ringrazia le atlete e le loro famiglie per aver fatto il loro dovere di tesserate e aver testimoniato in Procura Federale quanto da loro subito. Avevano ragione e le motivazioni pubblicate oggi lo confermano. Le otto ragazze possono andare a testa alta ed essere fiere di se stesse: la questione femminile nel calcio può essere affrontata anche grazie a loro.

La commissione disciplinare della FIGC ha tuttavia ritenuto l’incolpazione per stalking e molestie nei confronti di una calciatrice non sufficientemente provata, anche se vi è stata la testimonianza diretta della vittima confermata da quelle delle altre ragazze. La commissione disciplinare non ha tenuto conto degli orientamenti della Corte di Cassazione sui reati di violenza e abusi sessuali che, di qualunque genere e specie, non hanno spettatori. Si consumano in luoghi appartati, lontano da occhi indiscreti. Ma in questi casi non vale l’antico brocardo “la mia parola contro la sua” perché le parole delle vittime di abusi sessuali hanno maggiore dignità.

La Suprema Corte di Cassazione, recita infatti: “Le dichiarazioni della persona offesa, vittima del reato di violenza sessuale, possono essere assunte, anche da sole, come prova della responsabilità dell’imputato, non necessitando le stesse di riscontri esterni” (in motivazione la Corte ha precisato che, in questa materia, proprio perché al fatto non assistono testimoni, possono acquisire valore di riscontro esterno anche le confidenze rese dalla vittima a terzi) (Sez. 3 n. 1818 del 3.12.2010 – dep. 20.1.2011, L. C., Rv. 24913601).

Ciò che il principio di diritto ora trascritto intende significare è che le dichiarazioni della vittima costituiscono prova diretta e non necessitano, a differenza delle dichiarazioni rese da persone offese vittime di reati diversi, di essere corroborate da riscontri di alcun tipo. Dunque chi senza testimoni consuma un abuso sessuale non è esente da responsabilità.

A ciò si aggiunga che il grado di prova richiesto per un giudizio di condanna nel procedimento disciplinare sportivo deve essere superiore alla semplice valutazione di probabilità, ma inferiore alla esclusione di ogni ragionevole dubbio. E’ dunque adeguato un grado inferiore di certezza, ottenuto sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, in modo tale da acquisire un ragionevole affidamento in ordine alla commissione dell’illecito.

Se nel processo penale (ove il grado di prova deve condurre all’esclusione di ogni ragionevole dubbio) sono ritenute sufficiente le dichiarazioni rese dalla persona offesa ed anche la confidenza resa dalla vittima a terzi, a maggior ragione siffatta prova sarà valida e sufficiente nel giudizio sportivo.

Rimaniamo in attesa del giudizio di secondo grado, nella speranza che le donne nel calcio trovino adeguata tutela da parte dell’ordinamento sportivo.